La grande vittoria di Monti

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Dopo tanto rumore, il chiacchierato e temuto vertice UE del 28 giugno ha messo a segno un importantissimo risultato in chiave europea: la vittoria della “mozione Monti”, che da giorni proponeva l’utilizzo dei fondi comuni d’emergenza europei (Efsf ed Esm) come mezzo per calmierare il differenziale del rendimento sui titoli di Stato – il famigerato spread – rappresenta una decisa affermazione del premier a livello comunitario.

L’intransigenza di Angela Merkel, che aveva già rifiutato diverse soluzioni simili, è stata vinta da un forte asse Roma-Madrid, che si è prima velatamente opposto alle misure di crescita senza garanzie per fronteggiare il debito e poi ha messo a segno il risultato decisivo, pur col celato malumore della delegazione tedesca.

I lavori tuttavia, com’è ovvio, sono appena iniziati: le nuove misure – che interessano anche la ricapitalizzazione degli istituti bancari spagnoli – dovranno essere rese operative entro il 9 luglio prossimo. Monti, a margine dell’incontro, ha dichiarato che “l’Italia non farà uso” di quello che è stato già ribattezzato “scudo anti-spread”, ma che il suo utilizzo è riservato a paesi virtuosi oggetto di attacchi speculativi.

I leader dell’Eurogruppo, nel comunicato avallato dal presidente Van Rompuy, hanno sottolineato l’impegno della comunità a fare in modo che i debiti privati degli istituti bancari non contagino i conti pubblici. Nell’attesa di altre misure – quali i pilastri dell’integrazione monetaria, attesi per il prossimo ottobre – Monti può iniziare a cantare (o canticchiare, a seconda di come la si voglia vedere) vittoria.

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