Perché Putin è dannoso per la Russia

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Sull’ultimo numero di Internazionale Mikhail Khodorkovskij, ex uomo d’affari e storico oppositore del Presidente russo Vladimir Putin – internato fino al 2017 per frode – spiega, come da titolo, perché il ritorno in sella dello “zar Vladimir” non può che essere fonte di ulteriori problemi per Mosca.

Il paese, da tempo sorretto dal suo ruolo di leader nel mercato delle materie prime e del combustibile, si trova ad un punto di svolta: da una parte le questioni demografiche, unitamente alla mancanza di infrastrutture degne di questo nome, lo assillano; dall’altra, la corruzione delle istituzioni e l’assenza di una vera arena democratica opprimono lo sviluppo che le attuali circostanze richiedono.

Nelle parole di Khodorkovskij, il problema riguarda innanzitutto il metodo: l’autoritarismo che il Presidente ha fatto proprio non piace a gran parte dei russi (come dimostrano le ingenti mobilitazioni seguite al suo insediamento) e l’opposizione, da quella liberale ai settori antagonisti, potrebbe riunirsi quanto prima e fare fronte unito contro Putin.

L’economia moderna – scrive l’autore – presuppone scambi di conoscenza che possono essere tali solo in un sistema aperto, concorrenziale e sostanzialmente democratico. Putin invece opta sempre maggiormente per la strategia del pugno di ferro, stroncando non solo le opposizioni, ma anche i dissidi interni alla propria coalizione. La Russia  sembra sempre maggiormente orientata a chiudersi su sé stessa e considerare lo “straniero” un pericolo per la sua coesione politica e territoriale (come dimostra la recente legge della Duma contro le Ong). La versione in cirillico di Wikipedia è attualmente listata a lutto, per via di una proposta di legge che potrebbe tramutarsi in una censura del Web simile a quella cinese.

Secondo Khodorkovskij, l’ondata di proteste del popolo russo difficilmente potrà venire fermata con mezzi simili, arresti arbitrari o leggi di sapore fascista. Ma il governo russo deve comprendere che questo è un momento cruciale, dato che le manifestazioni possono essere lette come un tentativo di mediazione tra potere costituito e spinte democratiche. Prima che i processi sociali sfuggano al controllo degli apparati dell’amministrazione Putin e le opposizioni divengano troppo forti – e quindi che si prospetti una soluzione armata dei conflitti – il Cremlino deve convincersi ad aprire una porta e trattare con le minoranze, vera risorsa per la modernizzazione del Paese.

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