Gli europei di Yulia Tymoshenko

Tymoshenko
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Yulia Tymoshenko è una dei protagonisti della cosiddetta “rivoluzione arancione”, il ciclo di proteste sviluppatosi in Ucraina nel 2004, in occasione delle elezioni presidenziali – formalmente vinte dall’attuale presidente Victor Yanukovich, ma il cui verdetto venne ribaltato dal fronte filo-occidentale di Viktor Yushenko e della stessa Tymoshenko – parte del fenomeno delle colour revolutions.

La Tymoshenko, poi divenuta premier del paese, sta attualmente scontando una pena detentiva di sette anni per via di presunti abusi di potere durante il suo mandato, concretizzati in un contratto per l’approvvigionamento di gas russo oggettivamente svantaggioso per il popolo ucraino.

Il caso di Yulia Tymoshenko, che secondo il suo partito avrebbe anche subito violenze in carcere, è presto diventato un caso diplomatico, visto che da più parti si ipotizza che il presidente Yanukovich, filorusso, abbia deciso di liberarsi di un’importante membro dell’opposizione con un processo ad personam.

Come scrive Stefano Grazioli su Limes, l’UE non ha assunto posizioni univoche sulla vicenda: alla vigilia degli europei di calcio, appena tristemente conclusi, Angela Merkel aveva invitato i leader europei a boicottare l’evento. Tuttavia, come abbiamo visto, gli Stati membri non hanno accettato il consiglio. Monti e Rajoy, i capi di governo di Italia e Spagna, alla finalissima di Kiev c’erano, e la lettere spedita dai due prima dell’inizio del match è solo un parziale “contentino” ad uso più mediatico che diplomatico. Tanto che al governo ucraino è bastato liquidarla in poche parole.

L’unica soluzione percorribile per l’ex eroina del paese, a questo punto, rimane l’espatrio, poiché appare impossibile un’ipotetico suo rientro alla Bankova, il nome informale con cui è conosciuto l’apparato di governo ucraino.

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